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mercoledì 4 novembre 2009
LUCIANO VENTRONE
LUCIANO VENTRONE:
L'opera di Luciano Ventrone (Roma, 1942), ormai conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, sfugge ad ogni facile classificazione.
Definirlo iperrealista o vederlo come mero emulatore della pittura antica non rende giustizia alla "maniera" di un vero Maestro dell'arte contemporanea, apprezzato da critici di grande levatura da Zeri, a Sgarbi a Bonito Oliva, il quale vide nella sua arte, fatta di "investigazione, domanda (…) la possibilità di ristabilire nell'uomo un tempo di sosta, di riflessione" lontano dalla freneticità dei tempi moderni.
Federico Zeri lo definì il Caravaggio del ventesimo secolo per la stessa tenacità posta nell'inseguire i propri obbiettivi: perseguire fino all'estremo l'imperativo di "mimesis". Per fare ciò si avvale di tecniche artistiche raffinate, seguendo alcuni procedimenti mutuati dai pittori antichi, come la gessatura della tela e l'uso del colore ad olio steso per velature.
Il risultato però si discosta notevolmente da quello del suo progenitore secentesco. La luce infatti è fredda, impersonale, simile a quella di una lampadina o di uno spot, lontana dal calore e dagli effetti creati dalle candele usate dagli antichi. Anche il significato di "vanitas" contenuto nelle nature morte del passato svanisce lasciando il posto al tentativo di fissare per sempre un momento sottraendolo all'inflessibile scorrere del tempo.
I soggetti prediletti sono frutti o foglie, disposti spesso all'interno di ceste o tazze dal sapore orientale, contro uno sfondo neutro, nero o grigio, che esclude qualunque tipo di suggestione di spazio facendo concentrare lo sguardo del pubblico sul centro della composizione, occupata da elementi di mirabile perfezione, che sfidano per la loro bellezza la stessa natura.
martedì 3 novembre 2009
La Legge Pica

Presentata come "mezzo eccezionale e temporaneo di difesa", la legge intendeva porre rimedio al fenomeno del brigantaggio nel Mezzogiorno, istituendo tribunali militari nel territorio e permettendo la repressione di qualunque resistenza: si trattava, in pratica, dell'applicazione dello stato d'assedio interno.
Senza bisogno di un processo si potevano porre agli arresti domiciliari i vagabondi, le persone senza occupazione fissa, i sospetti fiancheggiatori di camorristi e briganti, fino ad un anno di reclusione. Nelle province dichiarate infestate da briganti tutte le bande armate di più di tre persone, complici inclusi, potevano essere giudicate dalla corte marziale.
Alla sospensione dei diritti costituzionali si accompagnavano misure come la punizione collettiva per i reati dei singoli e le rappresaglie contro i villaggi.
Il "contingente di pacificazione" constava all'inizio di centoventimila unità, per poi scendere negli anni successivi a novantamila uomini prima e poi a cinquantamila: quasi la metà dell'allora esercito unitario.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
lunedì 2 novembre 2009
domenica 1 novembre 2009
Un saluto caro ad una poetessa che amava per prima la vita poiché considera essa stessa poesia

quando cadono gli ultimi spaventi
e l’anima si getta all’avventura.
Lui tace nel tuo grembo
come riassorbito dal sangue
che finalmente si colora di Dio
e tu preghi che taccia per sempre
per non sentirlo come rigoglio fisso
fin dentro le pareti.
Alda Merini
Ricordi d'autunno
A me l’autunno piace un sacco. La natura e’apparentemente un po’in sordina e stando in citta’ e’ piu’ difficile carpirne i mutamenti, però l’odore di questa stagione riesce a superare quello dello smog e raggiungere le mie narici. E’ una stagione felice, forse perché per me rimane legata al ricordo delle castagne e delle prime giornate in cui si accende la stufa; il calore della fiamma della legna e’ ben diverso da quello del riscaldamento. Sentire lo scoppiettare dei nodi dei ceppi, l’odore del fumo nei primi momenti, quando la legna comincia ad ardere. Quando in autunno andavo a Vico ricordo le imprecazioni di mamma quando papà Vincenzo cercava di bruciare travi mezzi marci , foglie e potatura di olivi, legnaccia di cassette sudice : anche il camino rifiutava di bruciare questa “robaccia” e mi ricordo che ai lati della legna sputacchiava umus e mostrava chiodi che rimanevano mescolati alla cenere. Le castagne sul camino nella apposita padella coi buchi sul fondo secondo me e’ uno dei momenti più magici che ti possa regalare la vita… sempre che non ti dimentichi di togliere un pezzettino di buccia alle castagne prima di metterle sul fuoco. In caso contrario la castagna trascurata si trasforma in una molotov che parte in direzioni imprevedibili con una notevole accelerazione. Qualche volta ero così fortunato di riceverla bella ardente in faccia . Magia dell’autunno era che sempre mio padre trovava , al mattino , modo di accendere il fuoco con la misera brace coccolata dalla cenere tutta la notte. Mitica la vista verso
